shutterstock 2725543911 copia-elena-benvenuti

Cloaking

Cloaking: quando la relazione diventa un atto aggressivo mascherato

Nel lessico contemporaneo delle relazioni è entrato da tempo un termine che descrive una dinamica tanto diffusa quanto poco elaborata: il cloaking. Si tratta di una forma di sparizione improvvisa e deliberata, spesso accompagnata da una cancellazione digitale totale, che lascia l’altro in una condizione di disorientamento e sospensione.

Ridurre questo comportamento a una semplice “mancanza di educazione” o a una modalità disfunzionale di chiusura relazionale sarebbe però riduttivo. Il cloaking è, a tutti gli effetti, una manifestazione di aggressività relazionale che trova espressione in una forma passivo-aggressiva, tipica del nostro tempo.

Viviamo in una società attraversata da pulsioni aggressive e distruttive molto intense, che tuttavia devono confrontarsi con un contesto sociale iper-esposto e fortemente giudicante. In questo scenario, anche le persone meno strutturate sul piano emotivo non possono più esprimere apertamente la propria aggressività e tendono quindi a canalizzarla in modalità indirette, spesso più sottili ma non meno crudeli.

Il cloaking si inserisce perfettamente in questa logica: è un modo per agire una rottura, per esercitare un potere sull’altro, evitando però il confronto diretto, la responsabilità e l’assunzione delle proprie emozioni. È, in questo senso, una forma di aggressività “coperta”, che consente a chi la mette in atto di scaricare una tensione interna senza esporsi realmente.

Va però chiarito un punto fondamentale: ogni individuo ha bisogno, in alcuni momenti, di dare espressione alle proprie cariche aggressive. L’aggressività, di per sé, non è patologica; diventa problematica quando viene agita in modo non consapevole e soprattutto quando viene scaricata a scapito dell’altro, senza alcuna forma di responsabilità relazionale.

 

Chi mette in atto il cloaking: non un profilo, ma una ferita

È naturale chiedersi quale tipo di persona possa arrivare a infliggere un comportamento di questo tipo. Più che individuare una categoria rigida o un tratto di personalità specifico, è più utile leggere questa dinamica come l’espressione di una sofferenza non elaborata.

Si tratta spesso di individui dominati da una rabbia latente, con una struttura di autostima fragile e una scarsa capacità di entrare in contatto con il vissuto emotivo dell’altro. L’empatia risulta ridotta, non tanto per una mancanza strutturale, quanto per una difficoltà a tollerare la complessità della relazione.

Molto frequentemente queste persone portano con sé esperienze di ferita, di rifiuto o di svalutazione che non hanno mai trovato uno spazio di elaborazione. Il comportamento relazionale diventa allora il luogo in cui queste ferite vengono agite, più che comprese. Il cloaking può rappresentare, in questo senso, una forma di “rivalsa silenziosa”, un tentativo di invertire una posizione di vulnerabilità vissuta in passato.

Non parlerei quindi di un’unica configurazione di personalità, ma piuttosto di individui accomunati da una difficoltà evolutiva nella gestione delle emozioni e delle relazioni, spesso con tratti narcisistici, intesi non come diagnosi ma come modalità di funzionamento centrata prevalentemente su di sé, con una scarsa considerazione dell’impatto sull’altro.

 

L’effetto su chi lo subisce: tra vergogna e disorientamento

Dal punto di vista di chi subisce il cloaking, l’impatto può essere molto significativo, anche quando la relazione era ancora in una fase iniziale.

La caratteristica più destabilizzante di questa dinamica è l’assenza di una chiusura esplicita, che lascia la persona in una condizione sospesa, senza possibilità di attribuire un senso chiaro a ciò che è accaduto. Questo vuoto interpretativo può facilmente trasformarsi in una lettura auto-referenziale, in cui il soggetto tende ad attribuire a sé stesso la responsabilità della rottura.

Il risultato è spesso un colpo all’autostima, accompagnato da vissuti di vergogna, confusione e, in alcuni casi, da una vera e propria percezione di essere stati oggetto di un comportamento persecutorio. In alcune persone possono emergere anche tonalità depressive, legate alla sensazione di essere stati scartati senza valore.

La vergogna, in particolare, rappresenta un elemento centrale: porta spesso a non condividere l’esperienza, a non cercare supporto e a isolarsi ulteriormente, amplificando così il senso di solitudine e di incomprensione.

È importante sottolineare che questo tipo di esperienza tende a colpire in modo più intenso le persone che presentano già aree di insicurezza sul piano personale e relazionale, perché si innesta su vulnerabilità preesistenti, rafforzandole.

 

Dating e consapevolezza: costruire relazioni sane

In un contesto relazionale sempre più mediato da strumenti digitali, diventa fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza nella fase di conoscenza e frequentazione.

Un primo elemento riguarda la sincerità, che non va confusa con la totale esposizione. Essere autentici non significa condividere immediatamente ogni aspetto della propria vita, ma mantenere una coerenza tra ciò che si è e ciò che si comunica.

Allo stesso tempo, è importante non assumere una posizione eccessivamente accondiscendente. Quando, nei primi scambi, emergono domande insistenti e focalizzate su specifici ambiti — come l’aspetto fisico, la posizione lavorativa o lo status sociale — è utile fermarsi e interrogarsi sul significato di questo interesse selettivo. Non si tratta di diventare sospettosi, ma di mantenere una posizione lucida e osservativa.

Un ulteriore aspetto riguarda la gestione dei tempi: la spinta a incontrarsi rapidamente può essere guidata più dall’entusiasmo o dal bisogno di conferma che da una reale conoscenza dell’altro. Prendersi il tempo necessario per osservare, comprendere e valutare la relazione è un atto di tutela, non di chiusura.

 

Segnali da osservare: quando qualcosa non torna

Alcuni comportamenti, sia online che offline, possono rappresentare segnali di attenzione.

Le domande eccessivamente insistenti su un unico ambito della vita possono indicare una focalizzazione non equilibrata. Allo stesso modo, una fotografia del profilo poco chiara o non coerente può essere un indicatore di scarsa trasparenza; oggi esistono strumenti molto semplici, come la ricerca inversa delle immagini, che permettono di verificare rapidamente l’autenticità di una foto.

Anche una sintonia eccessiva e troppo rapida può essere un elemento da osservare: quando l’altro sembra rispecchiare perfettamente gusti, opinioni e valori fin dai primi scambi, è legittimo interrogarsi sulla spontaneità di questa corrispondenza.

Infine, sia un’eccessiva accondiscendenza sia, al contrario, atteggiamenti troppo impositivi o direttivi rappresentano due estremi che possono segnalare una difficoltà nella costruzione di una relazione equilibrata.

 

Gli errori più frequenti: quando ci adattiamo troppo

Nella fase iniziale del dating, uno degli errori più comuni consiste nel modificare rapidamente alcuni aspetti di sé nel tentativo di risultare più accettabili o più desiderabili agli occhi dell’altro. Questo adattamento precoce può compromettere la possibilità di costruire una relazione autentica, perché si basa su una rappresentazione distorta di sé.

Anche l’uso di immagini eccessivamente elaborate o ritoccate contribuisce a creare una distanza tra identità reale e identità percepita, comunicando implicitamente una scarsa sicurezza personale.

Infine, come già sottolineato, l’eccesso di informazioni condivise e un atteggiamento troppo accondiscendente possono esporre a dinamiche relazionali poco sane, in cui il confine tra apertura e vulnerabilità non è sufficientemente definito.

 

Il cloaking non è soltanto un comportamento scorretto, ma un segnale del modo in cui oggi fatichiamo a stare nella relazione, nella complessità emotiva e nella responsabilità dell’incontro con l’altro.

Imparare a riconoscere queste dinamiche, senza normalizzarle ma anche senza demonizzarle, rappresenta un passaggio fondamentale per costruire relazioni più sane, più consapevoli e, soprattutto, più rispettose di sé e dell’altro.

Condividi questo

Leave a comment:

Top