Discriminazione sul Lavoro2-elena-benvenuti

Discriminazione al lavoro, come comportarsi?

A volte sul lavoro si è discriminati, che sia per sesso, provenienza, o colore della pelle.

Qualunque sia il ruolo, la tipologia di lavoro, il primo elemento è divenire consapevoli del proprio valore e quindi il primo passo è fare un lavoro di consapevolezza di sé e del proprio talento anche professionale.

Qualunque sia il ruolo è necessario conoscere i propri punti di forza ma allo stesso tempo anche le proprie aree di miglioramento, non a caso l’autostima è “una reale e positiva immagine di se stessi” e il segreto è nella parola “reale”; questo non eliminerà l’influenza della discriminazione esterna ma le offrirà un terreno molto meno fertile.

La discriminazione e di conseguenza la critica ad essa associata, diventano più forti quando dentro di noi in qualche modo intimamente crediamo a quanto ci viene criticato.

Se il discriminatore è un collega o un pari grado gerarchico, il segreto è agire un distacco anche attraverso la riduzione dei contatti.

Se il discriminatore è un superiore la situazione è più complessa, bisogna mantenere un atteggiamento educato, distante e professionale; in base a quanto il soggetto discriminato si sente in forza è consigliabile un confronto diretto per poter esprimere il proprio malessere rispetto alla situazione e chiedere una spiegazione riguardo alla discriminazione percepita. Se non è fattibile è necessario allora tutelarsi ad esempio attraverso il responsabile delle risorse umane in azienda.

 

Ricordiamoci di avere il coraggio di denunciare la cosa, senza per questo diventare aggressivi. L’aggressività e la denuncia sono due cose differenti. L’aggressività è un atto che aggancia la discriminazione e non la respinge è, se vogliamo, della stessa natura. Rispondere con aggressività sposta l’attacco su un piano soggettivo e permette all’altro di infierire molto di più. Coltivare il distacco, il conoscere se stessi, è il primo passo per non agganciare la discriminazione.

La denuncia è un atto legittimo di tutela per migliorare la propria situazione futura e ha anche una funzione educativa per chi compie azioni discriminatorie, in questo modo infatti viene messo difronte al suo errore. Inoltre con la denuncia possiamo tutelare anche le future vittime del“discriminatore”.

 

Una cosa molto importante è non perdere la calma e la concentrazione e rimanere performanti sul lavoro, continuando a dimostrare la nostra competenza, efficenza, produttività. Quando sentiamo che la pesantezza emotiva, generata dalla discriminazione, rischia di fuorviarci, di deviare la nostra concentrazione, dovremmo pensare che il problema non è dato da un nostro difetto ma nasce dalla paura di chi ci discrimina.

Noi siamo molto più del singolo aspetto che ci viene discriminato, noi siamo molto più del colore della nostra pelle, siamo molto più della nostra religione, siamo molto più del nostro sesso, siamo molto più della nostra provenienza geografica, …

Volgere in positivo lo vedo molto difficile se non per il fatto che una discriminazione ci costringe a lavorare duramente sulla nostra autostima e quindi sulla nostra immagine interiore e ciò ci rimarrà come un regalo per tutta la vita.

Inoltre potremo imparare a praticare il perdono, fondamentale per la nostra libertà e il nostro benessere.

 

Dimostrare il proprio valore umano e professionale quando per qualche ragione siamo discriminati al lavoro non è facile, e può spingerci a pensare di lasciare il luogo lavoro.

Quando può essere il caso? Penso che ognuno si debba misurare a seconda della situazione che sta vivendo, in base alle proprie forze e in base anche alla situazione personale, familiare, di coppia, che sta vivendo.

In ogni caso non andrà vissuta o agita come una fuga ma come un atto di consapevole allontanamento dal pericolo, esattamente come allontaniamo la mano dalla fiamma: “Quel posto evidentemente non fa per me!

Viverlo come fuga produrrebbe un senso ulteriore di impotenza e di frustrazione che va ad indebolire ancora di più l’autostima, diventando poi nel tempo un rimorso.

P.s. Visto il tema affrontato è davvero molto difficile trovare delle risposte generalizzate che possano andare bene per tutti.
In queste situazioni la valutazione dello stato di forza personale e il substrato familiare e relazionale, sono elementi fondamentali e imprescindibili per una corretta valutazione e per poter quindi elaborare il consiglio migliore.

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