shutterstock 2764136603 copia-elena-benvenuti

Respiro

Il respiro: il ponte invisibile tra corpo, emozioni e anima

Respiriamo circa ventimila volte al giorno. Eppure raramente ci fermiamo a riflettere su ciò che il respiro rappresenta davvero nella nostra vita. Lo consideriamo qualcosa di automatico, quasi scontato. Un meccanismo biologico che funziona da solo e che richiede la nostra attenzione soltanto quando qualcosa si inceppa: una corsa in salita, un attacco d’ansia, una malattia respiratoria, un momento di forte emozione. Eppure il respiro è molto più di un semplice scambio di ossigeno e anidride carbonica. Il respiro è il confine sottile tra il mondo esterno e il nostro mondo interno. È il primo gesto della vita e, simbolicamente, rappresenta uno dei più profondi movimenti di trasformazione che l’essere umano possa sperimentare.

L’aria: l’elemento invisibile che ci tiene in vita

Da sempre l’essere umano ha attribuito all’aria un significato che va ben oltre la sua funzione biologica. Se per Talete il principio originario di tutte le cose era l’acqua, il filosofo greco Anassimene individuava proprio nell’aria l’archè, il principio fondamentale da cui tutto prende forma. L’aria è invisibile ma onnipresente. Non la vediamo, eppure vive tra noi e il mondo. È il mezzo attraverso cui entriamo in relazione con ciò che ci circonda. Forse proprio per questa sua natura impalpabile l’aria è stata spesso associata alla dimensione spirituale dell’esistenza, a ciò che non possiamo toccare ma che influenza profondamente la nostra vita. Da un punto di vista simbolico, molte tradizioni hanno associato l’aria al principio maschile, al pensiero, alla trascendenza e all’elevazione, contrapponendola alla dimensione più materna e contenitiva dell’acqua. Non si tratta di una contrapposizione di valore, ma di due polarità complementari che raccontano aspetti diversi dell’esperienza umana.

Il primo respiro: nascere davvero

Esiste un momento preciso in cui il respiro assume un significato straordinario. È il momento della nascita. Per nove mesi viviamo immersi nel liquido amniotico, nutriti e protetti dal corpo materno. Poi accade qualcosa di radicale. Con il primo respiro il neonato compie il suo primo atto di autonomia. Per la prima volta entra in relazione diretta con il mondo. Quel primo respiro rappresenta contemporaneamente indipendenza e vulnerabilità. Da una parte sancisce l’inizio di una vita autonoma. Dall’altra evidenzia la necessità di essere accuditi, protetti e sostenuti. Forse è proprio per questo che il respiro conserva per tutta la vita una profonda connessione con i temi della sicurezza, della fiducia e della relazione.

Le emozioni respirano attraverso il corpo

Chiunque abbia sperimentato paura, rabbia, gioia, dolore o innamoramento sa quanto le emozioni siano strettamente collegate al respiro. Quando siamo spaventati il respiro diventa rapido e superficiale. Quando siamo ansiosi tendiamo a trattenere l’aria o a respirare troppo velocemente. Quando ci sentiamo sereni il respiro rallenta spontaneamente e diventa più profondo. Il corpo e la mente dialogano continuamente attraverso il ritmo respiratorio. Le emozioni modificano il respiro. Ma è vero anche il contrario. Modificando consapevolmente il respiro possiamo influenzare il nostro stato emotivo. È uno dei pochi processi fisiologici che si trovano a metà strada tra il volontario e l’involontario. Proprio per questo rappresenta una straordinaria porta d’accesso alla regolazione emotiva.

Il linguaggio segreto dei ritmi

La vita è ritmo.

Il cuore pulsa secondo un ritmo.

Il respiro segue un ritmo.

Il sonno e la veglia si alternano secondo un ritmo.

Perfino le nostre emozioni seguono cicli e oscillazioni.

Quando pensiamo al benessere psicologico raramente riflettiamo sull’importanza dei ritmi, eppure gran parte della nostra stabilità dipende dalla capacità di mantenere una certa armonia tra questi movimenti interni.

Osserviamo un neonato.

Quando è agitato o spaventato, il semplice contatto con il corpo della madre produce spesso un effetto calmante quasi immediato.

Il battito cardiaco, il respiro e il calore corporeo dell’adulto diventano una sorta di riferimento regolatore.

Come se il sistema nervoso del bambino prendesse temporaneamente in prestito il ritmo dell’altro per ritrovare il proprio equilibrio.

Questo fenomeno non riguarda soltanto i bambini.

Anche gli adulti, nelle relazioni significative, influenzano reciprocamente i propri stati emotivi attraverso una complessa danza fatta di sguardi, postura, tono della voce e respirazione.

Respirare significa entrare in relazione con il mondo

Ogni inspirazione rappresenta un’accoglienza. Ogni espirazione rappresenta una restituzione. Attraverso il respiro introduciamo il mondo dentro di noi e contemporaneamente lasciamo una traccia di noi nel mondo. È un movimento continuo di scambio. Non esiste un altro atto così semplice e così profondamente relazionale. Inspirando accogliamo aria, profumi, odori, particelle, temperatura, informazioni. Espirando restituiamo calore, anidride carbonica e parte della nostra energia. Respirare significa partecipare continuamente alla vita. Forse per questo, nelle tradizioni spirituali e contemplative, il respiro è stato spesso considerato una metafora dell’esistenza stessa.

Il potere nascosto degli odori

Esiste un altro aspetto affascinante del respiro.

L’olfatto.

Tra tutti i sensi è probabilmente quello più strettamente collegato alla memoria emotiva. Un profumo può riportarci improvvisamente all’infanzia. Un odore può riattivare ricordi che pensavamo dimenticati. Può evocare persone, luoghi, emozioni e stati d’animo con una forza sorprendente. Questo accade perché le vie olfattive sono direttamente collegate a strutture profonde del cervello coinvolte nella memoria e nelle emozioni. Ancora una volta il respiro si rivela molto più di un semplice processo fisiologico. È uno strumento attraverso cui entriamo in contatto con la nostra storia.

Le tradizioni orientali e la saggezza del respiro

Molto prima che la scienza iniziasse a studiarne gli effetti sul sistema nervoso, le tradizioni orientali avevano già compreso il potenziale trasformativo del respiro. Le pratiche di Pranayama nello yoga, le discipline taoiste e numerose tecniche meditative utilizzano da secoli la respirazione come strumento di riequilibrio psicofisico. L’idea di fondo è semplice. Quando il respiro è agitato, anche la mente tende a essere agitata. Quando il respiro diventa più lento, regolare e consapevole, anche il sistema nervoso ritrova progressivamente uno stato di maggiore equilibrio. Oggi numerose ricerche confermano ciò che queste tradizioni avevano intuito da millenni. La respirazione consapevole può contribuire a ridurre i livelli di stress, migliorare la regolazione emotiva, aumentare la concentrazione e favorire uno stato di maggiore benessere generale.

Respirare per tornare presenti

Nella pratica meditativa il respiro rappresenta spesso il punto di partenza. Non perché sia l’obiettivo della meditazione, ma perché costituisce un’ancora naturale al momento presente. La mente tende continuamente a spostarsi tra passato e futuro. Ripensa, anticipa, giudica, pianifica. Il respiro invece accade sempre qui e ora. Ogni volta che riportiamo l’attenzione al respiro, riportiamo una parte di noi nel presente. Forse è proprio questo il suo insegnamento più profondo. Il respiro ci ricorda che la vita non accade nei pensieri che facciamo sul mondo. La vita accade nell’esperienza che stiamo vivendo in questo preciso istante. E ogni inspirazione ci offre la possibilità di ricominciare.

Condividi questo

Leave a comment:

Top